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Visualizzazione dei post con l'etichetta "Intelligenza Artificiale"

Che cos’è un algoritmo? Molto più di una parola da informatici

  La parola algoritmo compare ormai ovunque. La incontriamo quando parliamo di motori di ricerca, social network, intelligenza artificiale, applicazioni, sicurezza informatica e perfino quando qualcuno dice che “l’algoritmo di Instagram ha deciso cosa mostrarci”. A forza di sentirla nominare, però, rischiamo di darle un significato quasi misterioso, come se un algoritmo fosse una specie di entità invisibile che decide autonomamente cosa fare. In realtà il concetto di algoritmo è molto più semplice. Un algoritmo è una sequenza ordinata e finita di istruzioni che permette di risolvere un problema o raggiungere un determinato risultato . Detto ancora più semplicemente: un algoritmo è un procedimento. Riceve delle informazioni, esegue una serie di operazioni secondo regole precise e produce un risultato. E, cosa forse sorprendente, gli algoritmi non appartengono soltanto al mondo dei computer. Li utilizziamo continuamente anche nella vita quotidiana. Un esempio semplicissimo: preparar...

Quando l’IA comincia a fare (Parte 3)

  Il nuovo significato della competenza digitale  Di fronte a un’IA che agisce, essere competenti non significa conoscere ogni comando del computer. Significa saper definire bene un obiettivo, riconoscere le informazioni delicate, stabilire i limiti dell’incarico, controllare i risultati e capire quando interrompere il processo. Una richiesta come “sistemami tutto” è pericolosamente vaga. Quali file può modificare? Può eliminarli? Deve creare copie di sicurezza? Come deve comportarsi davanti a un documento dubbio? Può inviare messaggi oppure deve limitarsi a prepararli? Che cosa deve fare se trova informazioni contraddittorie? Più l’IA è capace di agire, più diventa importante indicare i confini. Non basta più imparare a scrivere prompt efficaci. Dobbiamo imparare a formulare incarichi responsabili. Prima di affidare un’attività a un agente dovremmo chiederci che cosa può leggere, che cosa può modificare, quali azioni richiedono approvazione, come possiamo contro...

Quando l’IA comincia a fare (Parte 2)

  Dal comando all’obiettivo  Quando utilizziamo un software tradizionale, dobbiamo conoscere i comandi. Per creare una presentazione dobbiamo aprire il programma, scegliere il modello, inserire le diapositive, organizzare i contenuti, cercare le immagini, sistemare i caratteri e salvare il file. Con un sistema agentico possiamo formulare una richiesta come: “Analizza questi documenti e prepara una presentazione di dieci diapositive per un pubblico non esperto. Inserisci una sintesi iniziale, tre esempi pratici e una conclusione con le azioni consigliate.” Non abbiamo indicato ogni clic. Abbiamo definito il risultato, il pubblico e alcuni vincoli. L’agente può cercare le informazioni nei file disponibili, selezionare quelle più rilevanti, organizzare la struttura, generare il testo, creare il documento e controllare che il numero delle diapositive sia corretto. Alcuni agenti sono già in grado di affrontare attività articolate, come esaminare fonti, utilizzare siti...

Quando l’IA comincia a fare (Parte 1)

Per qualche tempo abbiamo conosciuto l’intelligenza artificiale soprattutto attraverso una casella di testo. Scrivevamo una domanda e ricevevamo una risposta. Potevamo chiederle di riassumere un documento, correggere una frase, tradurre un testo, inventare una storia, spiegare una formula o suggerire un itinerario. L’IA parlava. Noi decidevamo che cosa fare delle sue parole. Oggi, però, quella linea di confine sta diventando meno netta. L’intelligenza artificiale non si limita più a rispondere: può cercare informazioni, aprire applicazioni, confrontare dati, compilare moduli, modificare file, organizzare documenti, scrivere codice, controllarne il funzionamento e, in determinati ambienti, interagire con pulsanti, menu e finestre proprio come farebbe una persona davanti al computer. In altre parole, l’IA sta cominciando a fare . Ed è un cambiamento molto più profondo di quanto possa sembrare. Dall’IA generativa all’IA agentica L’intelligenza artificiale generativa produce cont...

NotebookLM di Google: recensione e guida passo passo per usarlo senza panico

Cos’è NotebookLM? NotebookLM è uno strumento di Google pensato per studiare, organizzare e comprendere meglio materiali complessi. Non è una semplice chat generica: funziona come un “quaderno intelligente” in cui carichi le tue fonti — PDF, siti web, video YouTube, file audio, Google Docs, Google Slides — e poi fai domande direttamente su quei materiali. Google lo descrive come un assistente di ricerca basato sull’IA, capace di lavorare sulle fonti caricate e di fornire risposte con citazioni interne, così puoi controllare da dove arrivano le informazioni. In pratica è come avere un assistente che legge i documenti al posto tuo, li riassume, li collega tra loro e ti aiuta a trasformarli in materiali più semplici: guide allo studio, briefing, mappe mentali, audio, video, quiz, flashcard, infografiche e presentazioni. A cosa serve davvero? NotebookLM è utilissimo quando hai tanti materiali e vuoi capirli meglio senza perderti tra mille pagine. È perfetto per studenti, docenti, formatori...

Il computer non pensa (e perché è meglio così)

  C’è una frase che ripeto spesso ai miei studenti, e ogni volta vedo nei loro occhi una piccola scintilla di sorpresa: il computer non pensa . All’inizio qualcuno sorride, qualcun altro resta perplesso. Viviamo immersi in dispositivi che parlano, rispondono, suggeriscono, traducono, scrivono, creano immagini. È quasi naturale attribuire loro una forma di pensiero. Eppure, proprio nel momento storico in cui la tecnologia sembra più “intelligente” che mai, è fondamentale ricordare questa verità semplice: il computer non pensa. Siamo abituati a dire il mio computer non vuole collaborare, il telefono ha deciso di bloccarsi, l’intelligenza artificiale ha capito quello che volevo dire. Usiamo verbi umani, emozioni umane, intenzioni umane. Proiettiamo sulle macchine categorie che appartengono alla nostra esperienza interiore. Ma la verità è molto meno romantica e, allo stesso tempo, molto più rassicurante. Un computer non pensa. Esegue . Non ha intenzioni, non ha volontà, non ha ...

Hai paura dell’IA?

Lei probabilmente ha paura di te.   La domanda è quasi sempre la stessa, cambia solo il tono: «Ma non hai paura dell’intelligenza artificiale?» Paura che rubi il lavoro. Paura che controlli le persone. Paura che decida al posto nostro. Paura che, prima o poi, ci sostituisca. È una paura comprensibile. Ma è anche, in gran parte, mal posta. Perché se osserviamo l’intelligenza artificiale per quello che è davvero — e non per come viene raccontata — emerge un paradosso scomodo: non è l’IA ad avere potere sull’uomo. È l’uomo ad avere un enorme potere sull’IA. E forse, se potesse provare qualcosa di simile alla paura, sarebbe proprio quella. L’IA non “vuole” nulla Il primo equivoco nasce dal linguaggio che usiamo. Diciamo che l’IA decide, pensa, impara, sceglie. Parole umane applicate a sistemi matematici. Ma l’IA non ha volontà, intenzioni, desideri. Non ha istinto di sopravvivenza. Non ha obiettivi propri. Fa una cosa sola, molto bene: segue regole e modelli che noi abbiamo creato. Se ...

La nascita del nome "Intelligenza Artificiale"

La storia del nome Intelligenza Artificiale è una piccola avventura linguistica, scientifica e culturale che affonda le sue radici in un'epoca di trasformazione.  Siamo negli anni in cui l’umanità inizia a intravedere, per la prima volta, la possibilità che una macchina possa non solo eseguire istruzioni, ma ragionare. È un periodo di entusiasmo, competizione accademica, tensioni politiche e sogni che sembrano più grandi delle tecnologie disponibili. Quello che oggi chiamiamo semplicemente " AI " nasce anche da un’intuizione linguistica, da un dibattito fra scienziati, e da una scelta strategica che avrebbe cambiato per sempre la storia della tecnologia. Il contesto: gli anni Cinquanta Siamo a metà degli anni Cinquanta, in un mondo che ancora non conosce Internet, smartphone o personal computer. I calcolatori elettronici occupano intere stanze e sono strumenti costosi, difficili da usare, ma incredibilmente affascinanti. I ricercatori di punta iniziano a sperimentare l’i...