Passa ai contenuti principali

Quando l’IA comincia a fare (Parte 1)

Per qualche tempo abbiamo conosciuto l’intelligenza artificiale soprattutto attraverso una casella di testo. Scrivevamo una domanda e ricevevamo una risposta. Potevamo chiederle di riassumere un documento, correggere una frase, tradurre un testo, inventare una storia, spiegare una formula o suggerire un itinerario.


L’IA parlava. Noi decidevamo che cosa fare delle sue parole.

Oggi, però, quella linea di confine sta diventando meno netta. L’intelligenza artificiale non si limita più a rispondere: può cercare informazioni, aprire applicazioni, confrontare dati, compilare moduli, modificare file, organizzare documenti, scrivere codice, controllarne il funzionamento e, in determinati ambienti, interagire con pulsanti, menu e finestre proprio come farebbe una persona davanti al computer.

In altre parole, l’IA sta cominciando a fare.

Ed è un cambiamento molto più profondo di quanto possa sembrare.

Dall’IA generativa all’IA agentica

L’intelligenza artificiale generativa produce contenuti. Riceve una richiesta e genera una risposta: un testo, un’immagine, una presentazione, una formula, una porzione di codice o un’analisi.

L’IA agentica, invece, riceve un obiettivo e prova a raggiungerlo attraverso una serie di azioni.

La differenza può sembrare sottile, ma non lo è.

Chiedere a un assistente di suggerire un programma per un viaggio significa ottenere un testo con alcune proposte. Affidare lo stesso obiettivo a un agente può significare permettergli di cercare voli e alberghi, confrontare prezzi e distanze, controllare il calendario, preparare un itinerario e presentare una selezione finale.

Un agente non genera soltanto una risposta: costruisce un percorso.

Il suo funzionamento può essere rappresentato come un ciclo:

obiettivo → piano → azione → osservazione → correzione

L’agente interpreta ciò che gli è stato chiesto, divide il compito in passaggi, sceglie gli strumenti da utilizzare, esegue alcune operazioni, osserva il risultato e decide come procedere. Se qualcosa non funziona, può modificare il piano e tentare una strada diversa.

I sistemi agentici vengono infatti descritti come software capaci di perseguire obiettivi per conto dell’utente attraverso ragionamento, pianificazione, memoria e uso di strumenti esterni.

Non significa che l’IA abbia volontà, desideri o intenzioni proprie. La parola “agente” può trarre in inganno perché ricorda una persona che agisce consapevolmente. In realtà, stiamo parlando di un sistema che seleziona azioni sulla base di un obiettivo, delle istruzioni ricevute e delle possibilità che gli sono state concesse.

Non vuole fare. È stato progettato per poter fare.

L’IA non ha mani, ma può avere accessi

Un’intelligenza artificiale, da sola, non può aprire un browser, spedire un messaggio o modificare una cartella. Per agire deve essere collegata a strumenti.

Questi strumenti possono essere semplici funzioni, servizi online, database, applicazioni aziendali, calendari, programmi di posta elettronica oppure vere e proprie interfacce grafiche.

Alcuni sistemi utilizzano collegamenti diretti chiamati API, che permettono ai programmi di comunicare fra loro. Altri possono osservare ciò che appare sullo schermo e produrre azioni equivalenti a quelle compiute con mouse e tastiera: fare clic, scrivere in un campo, selezionare un menu, spostare un file.

OpenAI descrive i propri strumenti di computer use come sistemi capaci di utilizzare software attraverso l’interfaccia visiva, interpretando schermate e generando azioni da eseguire. Nel 2026 queste capacità sono state estese al lavoro tra browser, applicazioni e file, consentendo all’IA di cliccare, digitare e spostare documenti all’interno di ambienti autorizzati.

Anche Anthropic permette ai propri modelli di interagire con un computer attraverso un ciclo in cui l’agente osserva l’ambiente, propone un’azione, riceve una nuova immagine dello schermo e decide il passo successivo.

La vera forza dell’agente, quindi, non dipende soltanto dalla sua capacità di ragionare, ma dagli accessi che possiede.

Un’IA che può soltanto leggere un documento ha un potere limitato. Un’IA collegata alla posta elettronica, al calendario, ai file, ai sistemi amministrativi e agli strumenti di pagamento può intervenire in modo molto più profondo nella vita digitale dell’utente.

Per questo una delle domande più importanti non è soltanto: “Quanto è intelligente questa IA?”, ma anche:

“A che cosa può accedere?”

Assistente, automazione e agente non sono la stessa cosa

Un’automazione tradizionale segue una sequenza stabilita in precedenza. Se accade una determinata cosa, il programma esegue una determinata azione.

Per esempio: ogni volta che arriva un modulo compilato, salva i dati in un foglio elettronico e invia un messaggio di conferma.

L’automazione non deve capire il contesto. Ripete una procedura.

Un assistente generativo, invece, interpreta una richiesta e produce un contenuto. Può spiegare come organizzare i dati del modulo oppure scrivere il testo del messaggio, ma normalmente lascia all’utente l’esecuzione materiale.

Un agente prova a combinare le due dimensioni. Comprende un obiettivo espresso in linguaggio naturale e decide quali azioni siano necessarie per raggiungerlo.

Potremmo dire che l’automazione esegue una ricetta già scritta, mentre l’agente riceve il risultato desiderato e tenta di costruire la ricetta.

Naturalmente non esiste un confine perfetto. Molti strumenti moderni mescolano automazioni, modelli generativi e sistemi agentici. Tuttavia, questa distinzione aiuta a capire perché stiamo entrando in una fase nuova.

Fino a ieri dovevamo imparare tutti i passaggi necessari per usare un programma. Oggi possiamo descrivere il risultato che vogliamo ottenere e lasciare che sia il sistema a individuare almeno una parte del percorso.

"Segue..."

Le immagini e i testi presenti sono il risultato di una cooperazione consapevole tra intelligenza umana e artificiale.

Seguimi anche sul canale WhatsApp per non perderti nessuna novità!

Commenti

Post popolari in questo blog

Email: MAIUSCOLO o minuscolo?

Falso mito: le maiuscole nelle email contano? Scopriamolo passo passo! Spesso capita di sentir dire: "Attento, l'email va scritta tutta minuscola altrimenti non arriva!" Ma è vero? Spoiler: NO . Vediamo insieme perché questo è un falso mito e cosa dice davvero la tecnologia. 💡 Passo 1: Come è strutturato un indirizzo email? Un indirizzo email ha due parti principali: - La parte locale : prima della @ (es. nome.cognome) - Il dominio : dopo la @ (es. gmail.com, outlook.it, ecc.) Esempio: nome.cognome@gmail.com   🔹 Passo 2: Le maiuscole hanno valore? - Nella maggior parte dei casi NO. - I server email non distinguono tra maiuscole e minuscole . - Quindi scrivere Mario.Rossi@gmail.com o mario.rossi@gmail.com è esattamente la stessa cosa. ⚡ Eccezioni rare ma possibili Tecnicamente, secondo le specifiche ufficiali, la parte locale (prima della @) potrebbe essere case-sensitive . Questo significa che, in teoria, Pippo@dominio.com potrebbe essere diverso da pippo@dominio.com....

Come spostare un paragrafo in Word velocemente: metodi e scorciatoie

 Come spostare paragrafi in Word in un Attimo: Metodi e Scorciatoie Se lavori spesso con Microsoft Word, sai quanto può essere frustrante spostare i paragrafi manualmente. Il classico metodo taglia (Ctrl + X) e incolla (Ctrl + V) è lento e scomodo, soprattutto nei documenti lunghi. Ma c’è un modo più veloce! Word offre funzioni integrate e scorciatoie da tastiera per spostare interi paragrafi in pochi secondi, senza dover usare il copia-incolla. In questa guida vedremo i metodi più rapidi ed efficienti per riorganizzare il testo senza perdere tempo. Scopri subito come fare!     🖱️ Metodo 1: Spostare un Paragrafo con il Mouse Uno dei metodi più rapidi per spostare un paragrafo in Microsoft Word è utilizzare il trascinamento con il mouse, senza bisogno di tagliare e incollare manualmente. ✅ Come fare: Seleziona il paragrafo che vuoi spostare: clicca all’inizio e trascina il cursore su tutto il testo. Tieni premuto il tasto Maiusc (Shift). Clicca e trascina il paragraf...

Il viaggio del simbolo @ fino ai tempi moderni

Da Wikipedia: Il simbolo @ utilizzato come lettera capitale della parola "Amin" (Amen) nella Cronaca di Manasse, 1345. Il simbolo @, comunemente noto come "chiocciola" in italiano, ha una storia affascinante che si intreccia con l'evoluzione della comunicazione scritta. Questo carattere distintivo, che oggi associamo principalmente con gli indirizzi email, ha origini che risalgono ben oltre l'era digitale. La chiocciola ha avuto molteplici significati nel corso dei secoli. Inizialmente, si pensava che derivasse dalla contrazione della preposizione latina "ad", utilizzata dai monaci medievali per indicare un luogo o un indirizzo. Tuttavia, ricerche più recenti suggeriscono che il simbolo @ potrebbe aver rappresentato l'unità di misura "anfora", usata nell'antica Grecia e a Roma per indicare capacità e peso. Il passaggio del simbolo @ nel mondo della tecnologia avviene nel 1971, quando il programmatore statunitense Ray Tomlinson lo ...