Per qualche tempo abbiamo conosciuto l’intelligenza artificiale soprattutto attraverso una casella di testo. Scrivevamo una domanda e ricevevamo una risposta. Potevamo chiederle di riassumere un documento, correggere una frase, tradurre un testo, inventare una storia, spiegare una formula o suggerire un itinerario.
L’IA parlava. Noi decidevamo che cosa fare delle sue parole.
Oggi, però, quella linea di
confine sta diventando meno netta. L’intelligenza artificiale non si limita più
a rispondere: può cercare informazioni, aprire applicazioni, confrontare dati,
compilare moduli, modificare file, organizzare documenti, scrivere codice,
controllarne il funzionamento e, in determinati ambienti, interagire con
pulsanti, menu e finestre proprio come farebbe una persona davanti al computer.
In altre parole, l’IA sta
cominciando a fare.
Ed è un cambiamento molto più
profondo di quanto possa sembrare.
Dall’IA generativa all’IA
agentica
L’intelligenza artificiale
generativa produce contenuti. Riceve una richiesta e genera una risposta: un
testo, un’immagine, una presentazione, una formula, una porzione di codice o
un’analisi.
L’IA agentica, invece, riceve un
obiettivo e prova a raggiungerlo attraverso una serie di azioni.
La differenza può sembrare
sottile, ma non lo è.
Chiedere a un assistente di
suggerire un programma per un viaggio significa ottenere un testo con alcune
proposte. Affidare lo stesso obiettivo a un agente può significare permettergli
di cercare voli e alberghi, confrontare prezzi e distanze, controllare il
calendario, preparare un itinerario e presentare una selezione finale.
Un agente non genera soltanto una
risposta: costruisce un percorso.
Il suo funzionamento può essere
rappresentato come un ciclo:
obiettivo → piano → azione →
osservazione → correzione
L’agente interpreta ciò che gli è
stato chiesto, divide il compito in passaggi, sceglie gli strumenti da
utilizzare, esegue alcune operazioni, osserva il risultato e decide come
procedere. Se qualcosa non funziona, può modificare il piano e tentare una strada
diversa.
I sistemi agentici vengono
infatti descritti come software capaci di perseguire obiettivi per conto
dell’utente attraverso ragionamento, pianificazione, memoria e uso di strumenti
esterni.
Non significa che l’IA abbia
volontà, desideri o intenzioni proprie. La parola “agente” può trarre in
inganno perché ricorda una persona che agisce consapevolmente. In realtà,
stiamo parlando di un sistema che seleziona azioni sulla base di un obiettivo,
delle istruzioni ricevute e delle possibilità che gli sono state concesse.
Non vuole fare. È stato
progettato per poter fare.
L’IA non ha mani, ma può avere
accessi
Un’intelligenza artificiale, da
sola, non può aprire un browser, spedire un messaggio o modificare una
cartella. Per agire deve essere collegata a strumenti.
Questi strumenti possono essere
semplici funzioni, servizi online, database, applicazioni aziendali, calendari,
programmi di posta elettronica oppure vere e proprie interfacce grafiche.
Alcuni sistemi utilizzano
collegamenti diretti chiamati API, che permettono ai programmi di comunicare
fra loro. Altri possono osservare ciò che appare sullo schermo e produrre
azioni equivalenti a quelle compiute con mouse e tastiera: fare clic, scrivere
in un campo, selezionare un menu, spostare un file.
OpenAI descrive i propri
strumenti di computer use come sistemi capaci di utilizzare software attraverso
l’interfaccia visiva, interpretando schermate e generando azioni da eseguire.
Nel 2026 queste capacità sono state estese al lavoro tra browser, applicazioni
e file, consentendo all’IA di cliccare, digitare e spostare documenti
all’interno di ambienti autorizzati.
Anche Anthropic permette ai
propri modelli di interagire con un computer attraverso un ciclo in cui
l’agente osserva l’ambiente, propone un’azione, riceve una nuova immagine dello
schermo e decide il passo successivo.
La vera forza dell’agente,
quindi, non dipende soltanto dalla sua capacità di ragionare, ma dagli accessi
che possiede.
Un’IA che può soltanto leggere un
documento ha un potere limitato. Un’IA collegata alla posta elettronica, al
calendario, ai file, ai sistemi amministrativi e agli strumenti di pagamento
può intervenire in modo molto più profondo nella vita digitale dell’utente.
Per questo una delle domande più
importanti non è soltanto: “Quanto è intelligente questa IA?”, ma anche:
“A che cosa può accedere?”
Assistente, automazione e agente non sono la stessa cosa
Un’automazione tradizionale segue
una sequenza stabilita in precedenza. Se accade una determinata cosa, il
programma esegue una determinata azione.
Per esempio: ogni volta che
arriva un modulo compilato, salva i dati in un foglio elettronico e invia un
messaggio di conferma.
L’automazione non deve capire il
contesto. Ripete una procedura.
Un assistente generativo, invece,
interpreta una richiesta e produce un contenuto. Può spiegare come organizzare
i dati del modulo oppure scrivere il testo del messaggio, ma normalmente lascia
all’utente l’esecuzione materiale.
Un agente prova a combinare le
due dimensioni. Comprende un obiettivo espresso in linguaggio naturale e decide
quali azioni siano necessarie per raggiungerlo.
Potremmo dire che l’automazione
esegue una ricetta già scritta, mentre l’agente riceve il risultato desiderato
e tenta di costruire la ricetta.
Naturalmente non esiste un
confine perfetto. Molti strumenti moderni mescolano automazioni, modelli
generativi e sistemi agentici. Tuttavia, questa distinzione aiuta a capire
perché stiamo entrando in una fase nuova.
Fino a ieri dovevamo imparare tutti i passaggi necessari per usare un programma. Oggi possiamo descrivere il risultato che vogliamo ottenere e lasciare che sia il sistema a individuare almeno una parte del percorso.
"Segue..."
Le immagini e i testi presenti sono il risultato di una cooperazione consapevole tra intelligenza umana e artificiale.
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