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Visualizzazione dei post con l'etichetta "Riflessioni"

Quando l’IA comincia a fare (Parte 3)

  Il nuovo significato della competenza digitale  Di fronte a un’IA che agisce, essere competenti non significa conoscere ogni comando del computer. Significa saper definire bene un obiettivo, riconoscere le informazioni delicate, stabilire i limiti dell’incarico, controllare i risultati e capire quando interrompere il processo. Una richiesta come “sistemami tutto” è pericolosamente vaga. Quali file può modificare? Può eliminarli? Deve creare copie di sicurezza? Come deve comportarsi davanti a un documento dubbio? Può inviare messaggi oppure deve limitarsi a prepararli? Che cosa deve fare se trova informazioni contraddittorie? Più l’IA è capace di agire, più diventa importante indicare i confini. Non basta più imparare a scrivere prompt efficaci. Dobbiamo imparare a formulare incarichi responsabili. Prima di affidare un’attività a un agente dovremmo chiederci che cosa può leggere, che cosa può modificare, quali azioni richiedono approvazione, come possiamo contro...

Radia Perlman: la “madre di Internet” che non voleva essere chiamata così

 Ci sono soprannomi che sembrano medaglie. “Padre dell’informatica”.   “Genio della Silicon Valley”. “Madre di Internet”. Suonano bene, vero? Sono frasi da titolo, da documentario, da copertina patinata. Aiutano a ricordare, semplificano, trasformano una storia complicata in una figura facile da raccontare. Eppure, a volte, proprio quei soprannomi rischiano di fare un piccolo torto alla verità.    Radia Perlman, una delle figure più importanti nella storia delle reti informatiche, lo sa bene. Per molti è conosciuta come la “ madre di Internet ”, grazie al suo contributo fondamentale allo sviluppo delle reti moderne. Solo che lei, quel titolo, non lo ha mai amato troppo. Non perché sia falsa modestia. Non perché il suo contributo sia stato piccolo. Anzi. Ma perché Internet, ci ricorda Radia Perlman, non è nata da una sola persona, da un solo colpo di genio, da una sola invenzione illuminante arrivata in una notte tempestosa con fulmini e musica drammatica in sott...

Deepfake: quando anche i tuoi occhi possono essere ingannati

C’è stato un tempo, non troppo lontano, in cui una frase sembrava mettere tutti d’accordo: “Se lo vedo con i miei occhi, allora è vero.” Era una convinzione comoda. Rassicurante. Quasi antica. Guardavi una foto e pensavi: “È successo”. Guardavi un video e pensavi: “Quella persona lo ha detto davvero”. Sentivi una voce al telefono e pensavi: “È lui, la riconosco”. Poi è arrivata l’intelligenza artificiale generativa e ha iniziato a fare una cosa molto semplice, ma anche molto destabilizzante: ha imparato a imitare. Imitare volti. Imitare voci. Imitare gesti. Imitare espressioni. Imitare persino il modo in cui una persona muove la bocca quando parla. Ed è qui che nasce il mondo dei deepfake : immagini, video o audio creati o manipolati con l’intelligenza artificiale per far sembrare reale qualcosa che reale non è. No, non significa che da oggi dobbiamo sospettare di tutto e vivere in modalità “detective paranoico con lente d’ingrandimento incorporata”. Significa p...

Ti hanno insegnato male a usare il PC (quasi tutti)

 C’è una scena che si ripete più spesso di quanto immagini.  Una persona davanti al computer, lo sguardo concentrato, il mouse in mano, e quella frase che arriva puntuale, quasi sussurrata: “Se tocco qualcosa, faccio danni” . A volte è detta con un mezzo sorriso, altre con una tensione che si sente anche da lontano. Magari sei stato proprio tu, almeno una volta. E se ci pensi bene, quella frase non parla davvero del computer. Parla di insicurezza. Un’insicurezza che nasce da qualcosa che quasi nessuno dice ad alta voce: ti hanno insegnato male. Non per cattiveria, non per superficialità, ma perché, semplicemente, quasi tutti hanno imparato così. A catena. Qualcuno ha insegnato a qualcun altro senza aver davvero capito fino in fondo, e quella modalità si è tramandata nel tempo, come una ricetta imparata a memoria senza conoscere gli ingredienti. Prova a tornare con la mente al tuo primo approccio al computer. C’è quasi sempre qualcuno accanto a te, magari un collega, un amico, ...

Il vero virus non è nel computer

C’è stato un tempo in cui la parola “ virus ” faceva pensare a schermate nere, file misteriosi e tecnici informatici con espressione grave che dicevano: “Ha cliccato dove non doveva cliccare”. Un tempo in cui il nemico era chiaro: invisibile sì, ma confinato dentro una macchina. Oggi, invece, il problema è un po’ più… interessante. Un po’ più sottile. Un po’ più scomodo da ammettere. Perché no, il vero virus non è nel computer. E nemmeno nello smartphone. E nemmeno nel cloud (che, tranquilli, non è una nuvola vera—anche se a volte sembra altrettanto imprevedibile e, diciamolo, un po’ capricciosa). Il vero virus siamo noi. Sì, proprio noi. Con le nostre abitudini automatiche. Con le nostre distrazioni quotidiane. Con quella vocina dentro che dice: “Massì, clicca… che vuoi che succeda?”. E con la nostra irresistibile attrazione per il bottone “ CLICCA QUI SUBITO! ”. Il paziente zero: la curiosità senza freni “Guarda chi ha visitato il tuo profilo!” “Sei tra i vincitori!” “Il tuo pacco è ...

Scroll infinito e cervello finito?

  C’è un gesto che facciamo centinaia di volte al giorno senza quasi accorgercene. Un movimento minimo del pollice, uno scorrimento leggero verso l’alto o di lato, e il mondo cambia davanti ai nostri occhi. Un altro post. Un altro video. Un’altra notizia. Un’altra indignazione. Un altro sorriso. E poi ancora. Lo chiamiamo scroll . In realtà è una forma di immersione continua. Lo scroll infinito non è solo una funzione tecnica progettata per caricare nuovi contenuti senza interruzioni. È una metafora del nostro tempo. Non c’è fine, non c’è pausa, non c’è “pagina successiva” che ci costringa a fermarci e decidere se continuare. Scorriamo perché possiamo. E perché è facile. Il cervello, però, non è infinito. Ha bisogno di silenzio per organizzare le informazioni. Ha bisogno di lentezza per trasformare uno stimolo in comprensione. Ha bisogno di vuoto per costruire significato. Dal punto di vista neuroscientifico, ogni volta che scorriamo e troviamo qualcosa di interessa...

Se il PC è lento...

 5 controlli da fare prima di chiamare il tecnico È uno dei momenti più frustranti nella vita digitale quotidiana. Accendi il computer. Aspetti. Apri il browser. Aspetti. Clicchi su un file. Aspetti. Il cursore gira. La ventola si sente più del solito. Il programma sembra bloccato. E nel frattempo pensi: “Si è rotto. Devo chiamare il tecnico.” Fermati un attimo. Un PC lento non è sempre un PC guasto. Spesso è un PC sovraccarico, trascurato o semplicemente mai controllato davvero. È come una scrivania piena di fogli: non è rotta, è disordinata. Prima di alzare il telefono, prova questi cinque controlli. Sono semplici. Non richiedono competenze tecniche avanzate. E possono farti risparmiare tempo, soldi e frustrazione. Prendili come una piccola manutenzione consapevole. 1️⃣ Riavvia davvero il computer Sembra banale. Ma non lo è. Molte persone non spengono mai completamente il PC. Lo mettono in sospensione. Chiudono il coperchio del portatile. Lo lasciano “addormentato” per giorni o s...

Il computer non pensa (e perché è meglio così)

  C’è una frase che ripeto spesso ai miei studenti, e ogni volta vedo nei loro occhi una piccola scintilla di sorpresa: il computer non pensa . All’inizio qualcuno sorride, qualcun altro resta perplesso. Viviamo immersi in dispositivi che parlano, rispondono, suggeriscono, traducono, scrivono, creano immagini. È quasi naturale attribuire loro una forma di pensiero. Eppure, proprio nel momento storico in cui la tecnologia sembra più “intelligente” che mai, è fondamentale ricordare questa verità semplice: il computer non pensa. Siamo abituati a dire il mio computer non vuole collaborare, il telefono ha deciso di bloccarsi, l’intelligenza artificiale ha capito quello che volevo dire. Usiamo verbi umani, emozioni umane, intenzioni umane. Proiettiamo sulle macchine categorie che appartengono alla nostra esperienza interiore. Ma la verità è molto meno romantica e, allo stesso tempo, molto più rassicurante. Un computer non pensa. Esegue . Non ha intenzioni, non ha volontà, non ha ...