Dal comando all’obiettivo Quando utilizziamo un software tradizionale, dobbiamo conoscere i comandi. Per creare una presentazione dobbiamo aprire il programma, scegliere il modello, inserire le diapositive, organizzare i contenuti, cercare le immagini, sistemare i caratteri e salvare il file. Con un sistema agentico possiamo formulare una richiesta come: “Analizza questi documenti e prepara una presentazione di dieci diapositive per un pubblico non esperto. Inserisci una sintesi iniziale, tre esempi pratici e una conclusione con le azioni consigliate.” Non abbiamo indicato ogni clic. Abbiamo definito il risultato, il pubblico e alcuni vincoli. L’agente può cercare le informazioni nei file disponibili, selezionare quelle più rilevanti, organizzare la struttura, generare il testo, creare il documento e controllare che il numero delle diapositive sia corretto. Alcuni agenti sono già in grado di affrontare attività articolate, come esaminare fonti, utilizzare siti...
Per qualche tempo abbiamo conosciuto l’intelligenza artificiale soprattutto attraverso una casella di testo. Scrivevamo una domanda e ricevevamo una risposta. Potevamo chiederle di riassumere un documento, correggere una frase, tradurre un testo, inventare una storia, spiegare una formula o suggerire un itinerario. L’IA parlava. Noi decidevamo che cosa fare delle sue parole. Oggi, però, quella linea di confine sta diventando meno netta. L’intelligenza artificiale non si limita più a rispondere: può cercare informazioni, aprire applicazioni, confrontare dati, compilare moduli, modificare file, organizzare documenti, scrivere codice, controllarne il funzionamento e, in determinati ambienti, interagire con pulsanti, menu e finestre proprio come farebbe una persona davanti al computer. In altre parole, l’IA sta cominciando a fare . Ed è un cambiamento molto più profondo di quanto possa sembrare. Dall’IA generativa all’IA agentica L’intelligenza artificiale generativa produce cont...