C’è una frase che ripeto spesso ai miei studenti, e ogni volta vedo nei loro occhi una piccola scintilla di sorpresa: il computer non pensa . All’inizio qualcuno sorride, qualcun altro resta perplesso. Viviamo immersi in dispositivi che parlano, rispondono, suggeriscono, traducono, scrivono, creano immagini. È quasi naturale attribuire loro una forma di pensiero. Eppure, proprio nel momento storico in cui la tecnologia sembra più “intelligente” che mai, è fondamentale ricordare questa verità semplice: il computer non pensa. Siamo abituati a dire il mio computer non vuole collaborare, il telefono ha deciso di bloccarsi, l’intelligenza artificiale ha capito quello che volevo dire. Usiamo verbi umani, emozioni umane, intenzioni umane. Proiettiamo sulle macchine categorie che appartengono alla nostra esperienza interiore. Ma la verità è molto meno romantica e, allo stesso tempo, molto più rassicurante. Un computer non pensa. Esegue . Non ha intenzioni, non ha volontà, non ha ...
Per chi utilizza il web ogni giorno, il browser è diventato un’estensione naturale del pensiero. È lo strumento attraverso cui lavoriamo, studiamo, comunichiamo, ci informiamo e prendiamo decisioni. Proprio per questa familiarità, tendiamo a darlo per scontato. Lo apriamo, digitiamo, scorriamo, chiudiamo. Eppure il browser non è un semplice contenitore neutro di pagine web: è un ambiente complesso, ricco di scelte implicite, impostazioni silenziose e comportamenti predefiniti che influenzano profondamente il modo in cui navighiamo e, di conseguenza, il modo in cui comprendiamo il mondo digitale. La maggior parte degli utenti, anche quelli esperti, dedica molta attenzione alle applicazioni, ai servizi online, agli strumenti di produttività. Molto meno spesso si ferma a interrogarsi sul browser stesso. Viene percepito come un mezzo, non come un sistema. Ma ogni browser prende decisioni al posto nostro: decide come gestire i cookie, come trattare i siti non sicuri,...