Quando sentiamo parlare di sicurezza informatica incontriamo spesso parole come crittografia , hash , checksum o sigle apparentemente misteriose come SHA-256 . Il nome può sembrare complicato, ma l’idea che c’è dietro è molto più semplice di quanto sembri. SHA-256 è un algoritmo che permette di prendere un’informazione digitale — una parola, una password, un documento, una fotografia o persino un intero programma — e trasformarla in una sorta di impronta digitale . Questa impronta viene chiamata hash . La cosa interessante è che, indipendentemente dalla dimensione del contenuto originale, SHA-256 produce sempre un risultato della stessa lunghezza: 256 bit , che normalmente vengono rappresentati come una sequenza di 64 caratteri esadecimali . Per esempio, potremmo avere qualcosa del genere: b133a0c0e9bee3be20163d2ad31d6248db292aa6dcb1ee087a2aa50e0fc75ae2 A prima vista sembra soltanto una lunga sequenza incomprensibile di lettere e numeri. In realtà contiene una caratteristica mol...
Il nuovo significato della competenza digitale Di fronte a un’IA che agisce, essere competenti non significa conoscere ogni comando del computer. Significa saper definire bene un obiettivo, riconoscere le informazioni delicate, stabilire i limiti dell’incarico, controllare i risultati e capire quando interrompere il processo. Una richiesta come “sistemami tutto” è pericolosamente vaga. Quali file può modificare? Può eliminarli? Deve creare copie di sicurezza? Come deve comportarsi davanti a un documento dubbio? Può inviare messaggi oppure deve limitarsi a prepararli? Che cosa deve fare se trova informazioni contraddittorie? Più l’IA è capace di agire, più diventa importante indicare i confini. Non basta più imparare a scrivere prompt efficaci. Dobbiamo imparare a formulare incarichi responsabili. Prima di affidare un’attività a un agente dovremmo chiederci che cosa può leggere, che cosa può modificare, quali azioni richiedono approvazione, come possiamo contro...