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Quando l’IA comincia a fare (Parte 3)

  Il nuovo significato della competenza digitale  Di fronte a un’IA che agisce, essere competenti non significa conoscere ogni comando del computer. Significa saper definire bene un obiettivo, riconoscere le informazioni delicate, stabilire i limiti dell’incarico, controllare i risultati e capire quando interrompere il processo. Una richiesta come “sistemami tutto” è pericolosamente vaga. Quali file può modificare? Può eliminarli? Deve creare copie di sicurezza? Come deve comportarsi davanti a un documento dubbio? Può inviare messaggi oppure deve limitarsi a prepararli? Che cosa deve fare se trova informazioni contraddittorie? Più l’IA è capace di agire, più diventa importante indicare i confini. Non basta più imparare a scrivere prompt efficaci. Dobbiamo imparare a formulare incarichi responsabili. Prima di affidare un’attività a un agente dovremmo chiederci che cosa può leggere, che cosa può modificare, quali azioni richiedono approvazione, come possiamo contro...
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Quando l’IA comincia a fare (Parte 2)

  Dal comando all’obiettivo  Quando utilizziamo un software tradizionale, dobbiamo conoscere i comandi. Per creare una presentazione dobbiamo aprire il programma, scegliere il modello, inserire le diapositive, organizzare i contenuti, cercare le immagini, sistemare i caratteri e salvare il file. Con un sistema agentico possiamo formulare una richiesta come: “Analizza questi documenti e prepara una presentazione di dieci diapositive per un pubblico non esperto. Inserisci una sintesi iniziale, tre esempi pratici e una conclusione con le azioni consigliate.” Non abbiamo indicato ogni clic. Abbiamo definito il risultato, il pubblico e alcuni vincoli. L’agente può cercare le informazioni nei file disponibili, selezionare quelle più rilevanti, organizzare la struttura, generare il testo, creare il documento e controllare che il numero delle diapositive sia corretto. Alcuni agenti sono già in grado di affrontare attività articolate, come esaminare fonti, utilizzare siti...

Quando l’IA comincia a fare (Parte 1)

Per qualche tempo abbiamo conosciuto l’intelligenza artificiale soprattutto attraverso una casella di testo. Scrivevamo una domanda e ricevevamo una risposta. Potevamo chiederle di riassumere un documento, correggere una frase, tradurre un testo, inventare una storia, spiegare una formula o suggerire un itinerario. L’IA parlava. Noi decidevamo che cosa fare delle sue parole. Oggi, però, quella linea di confine sta diventando meno netta. L’intelligenza artificiale non si limita più a rispondere: può cercare informazioni, aprire applicazioni, confrontare dati, compilare moduli, modificare file, organizzare documenti, scrivere codice, controllarne il funzionamento e, in determinati ambienti, interagire con pulsanti, menu e finestre proprio come farebbe una persona davanti al computer. In altre parole, l’IA sta cominciando a fare . Ed è un cambiamento molto più profondo di quanto possa sembrare. Dall’IA generativa all’IA agentica L’intelligenza artificiale generativa produce cont...

NotebookLM di Google: recensione e guida passo passo per usarlo senza panico

Cos’è NotebookLM? NotebookLM è uno strumento di Google pensato per studiare, organizzare e comprendere meglio materiali complessi. Non è una semplice chat generica: funziona come un “quaderno intelligente” in cui carichi le tue fonti — PDF, siti web, video YouTube, file audio, Google Docs, Google Slides — e poi fai domande direttamente su quei materiali. Google lo descrive come un assistente di ricerca basato sull’IA, capace di lavorare sulle fonti caricate e di fornire risposte con citazioni interne, così puoi controllare da dove arrivano le informazioni. In pratica è come avere un assistente che legge i documenti al posto tuo, li riassume, li collega tra loro e ti aiuta a trasformarli in materiali più semplici: guide allo studio, briefing, mappe mentali, audio, video, quiz, flashcard, infografiche e presentazioni. A cosa serve davvero? NotebookLM è utilissimo quando hai tanti materiali e vuoi capirli meglio senza perderti tra mille pagine. È perfetto per studenti, docenti, formatori...

Radia Perlman: la “madre di Internet” che non voleva essere chiamata così

 Ci sono soprannomi che sembrano medaglie. “Padre dell’informatica”.   “Genio della Silicon Valley”. “Madre di Internet”. Suonano bene, vero? Sono frasi da titolo, da documentario, da copertina patinata. Aiutano a ricordare, semplificano, trasformano una storia complicata in una figura facile da raccontare. Eppure, a volte, proprio quei soprannomi rischiano di fare un piccolo torto alla verità.    Radia Perlman, una delle figure più importanti nella storia delle reti informatiche, lo sa bene. Per molti è conosciuta come la “ madre di Internet ”, grazie al suo contributo fondamentale allo sviluppo delle reti moderne. Solo che lei, quel titolo, non lo ha mai amato troppo. Non perché sia falsa modestia. Non perché il suo contributo sia stato piccolo. Anzi. Ma perché Internet, ci ricorda Radia Perlman, non è nata da una sola persona, da un solo colpo di genio, da una sola invenzione illuminante arrivata in una notte tempestosa con fulmini e musica drammatica in sott...

Deepfake: quando anche i tuoi occhi possono essere ingannati

C’è stato un tempo, non troppo lontano, in cui una frase sembrava mettere tutti d’accordo: “Se lo vedo con i miei occhi, allora è vero.” Era una convinzione comoda. Rassicurante. Quasi antica. Guardavi una foto e pensavi: “È successo”. Guardavi un video e pensavi: “Quella persona lo ha detto davvero”. Sentivi una voce al telefono e pensavi: “È lui, la riconosco”. Poi è arrivata l’intelligenza artificiale generativa e ha iniziato a fare una cosa molto semplice, ma anche molto destabilizzante: ha imparato a imitare. Imitare volti. Imitare voci. Imitare gesti. Imitare espressioni. Imitare persino il modo in cui una persona muove la bocca quando parla. Ed è qui che nasce il mondo dei deepfake : immagini, video o audio creati o manipolati con l’intelligenza artificiale per far sembrare reale qualcosa che reale non è. No, non significa che da oggi dobbiamo sospettare di tutto e vivere in modalità “detective paranoico con lente d’ingrandimento incorporata”. Significa p...

La prima webcam della storia serviva a controllare… il caffè

Ci sono invenzioni che nascono da grandi sogni. Il desiderio di andare sulla Luna. La necessità di comunicare a distanza. La voglia di conservare la conoscenza dell’umanità. E poi ci sono invenzioni che nascono da una domanda molto più semplice, molto più quotidiana, molto più umana: “Ma il caffè sarà pronto?” Sembra una battuta, vero? E invece no. Una delle prime webcam della storia nacque proprio così: non per fare videochiamate, non per trasmettere lezioni online, non per controllare il traffico o sorvegliare un ingresso, ma per osservare una caffettiera. Sì, una caffettiera. Una tranquilla, apparentemente insignificante, macchina del caffè in un laboratorio universitario. Eppure quella caffettiera sarebbe diventata una piccola celebrità del Web nascente. Una stanza, molti ricercatori e troppo poco caffè Siamo nei primi anni ’90, all’Università di Cambridge, nel laboratorio di informatica. Un gruppo di ricercatori lavora in un’area chiamata Trojan Room. Lì si trova anche una macchin...