Ci sono parole informatiche che, appena le leggiamo, sembrano uscite da un laboratorio segreto. HASH è una di queste. Corta. Secca. Un po’ misteriosa. Eppure l’idea alla base è molto più semplice di quanto sembri. Possiamo immaginare un hash come una specie di impronta digitale di un contenuto . Prendiamo un file, un testo, una password o un insieme di dati. Li passiamo attraverso una particolare funzione matematica, chiamata funzione di hash . Il risultato sarà una sequenza di caratteri. Per esempio: 9f86d081884c7d659a2feaa0c55ad015... Non è molto poetica. Ma può essere molto utile. Un’impronta digitale per i dati Pensiamo alle impronte digitali. Due persone possono assomigliarsi moltissimo. Ma l’impronta viene utilizzata per distinguerle. Con i file possiamo fare qualcosa di simile. Abbiamo un documento. Calcoliamo il suo hash. Otteniamo una sequenza. Se il documento rimane identico, utilizzando la stessa funzione di hash otterremo lo stesso risultato. Ma se cambiamo anche sol...
Ci sono parole informatiche che sembrano fatte apposta per mettere distanza tra chi le usa e chi le ascolta. Metadati è una di queste. Sembra qualcosa da tecnico di laboratorio. In realtà i metadati sono molto più vicini alla nostra vita quotidiana di quanto immaginiamo. Ogni volta che scattiamo una fotografia, salviamo un documento, inviamo una mail, ascoltiamo una canzone o utilizziamo un file, insieme al contenuto principale possono esistere altre informazioni che lo descrivono. Quelle informazioni sono, appunto, metadati . La definizione più semplice è questa: i metadati sono dati che descrivono altri dati. Detta così sembra ancora un po’ astratta. Facciamo qualche esempio. Una fotografia non contiene soltanto una fotografia Scattiamo una foto con lo smartphone. Noi vediamo l’immagine. Magari un tramonto. Un cane. Un piatto di pasta. Ma il file della fotografia può contenere anche altre informazioni. Per esempio: la data dello scatto; l’ora; il modello del dispositivo;...