Questa settimana, nell’Almanacco digitale di ICT in Pillole, abbiamo incontrato una parola che non ha esattamente un suono rassicurante: MALWARE. E infatti non indica nulla di particolarmente simpatico. La parola nasce dall’unione di malicious e software e viene utilizzata per indicare, in modo generale, un programma o un codice creato con uno scopo dannoso. Ma prima di immaginare schermate nere, teschi lampeggianti e hacker incappucciati davanti a sei monitor, facciamo ordine. Perché il malware esiste, va preso sul serio, ma non significa che ogni piccolo problema del computer sia automaticamente un’infezione. Malware non significa “computer lento” Partiamo da una delle associazioni più comuni. Il computer è diventato lento. Il telefono si blocca. La batteria dura meno. Compare una finestra strana. E subito nasce il sospetto: “Avrò preso un virus?” Forse. Ma forse no. Un dispositivo può rallentare per moltissimi motivi: poco spazio disponibile, troppe applicazioni aperte, aggi...
Nei giorni scorsi ha fatto molto rumore una dichiarazione dell’ex ricercatore di Anthropic Jacob Coxon , secondo il quale alcune delle persone che stanno sviluppando i sistemi di intelligenza artificiale più avanzati ritengono seriamente possibile che questa tecnologia possa provocare conseguenze catastrofiche entro la fine del decennio. La sua posizione non è isolata: altri ricercatori e responsabili del settore hanno espresso preoccupazioni molto forti sullo sviluppo futuro dell’IA. Titolo perfetto per farci chiudere il computer, staccare il router e trasferirci tutti in una grotta? Aspettiamo un momento. Quando leggiamo affermazioni così forti entra in gioco uno dei superpoteri che cerchiamo spesso di allenare qui su ICT in Pillole: il pensiero critico . La prima domanda è semplice: stiamo parlando di una certezza, di una previsione o di una possibilità? Non sono la stessa cosa. Il International AI Safety Report 2026 , realizzato con il contributo di numerosi...