C’è stato un tempo, non troppo lontano, in cui una frase sembrava mettere tutti d’accordo: “Se lo vedo con i miei occhi, allora è vero.” Era una convinzione comoda. Rassicurante. Quasi antica. Guardavi una foto e pensavi: “È successo”. Guardavi un video e pensavi: “Quella persona lo ha detto davvero”. Sentivi una voce al telefono e pensavi: “È lui, la riconosco”. Poi è arrivata l’intelligenza artificiale generativa e ha iniziato a fare una cosa molto semplice, ma anche molto destabilizzante: ha imparato a imitare. Imitare volti. Imitare voci. Imitare gesti. Imitare espressioni. Imitare persino il modo in cui una persona muove la bocca quando parla. Ed è qui che nasce il mondo dei deepfake : immagini, video o audio creati o manipolati con l’intelligenza artificiale per far sembrare reale qualcosa che reale non è. No, non significa che da oggi dobbiamo sospettare di tutto e vivere in modalità “detective paranoico con lente d’ingrandimento incorporata”. Significa p...
Ci sono invenzioni che nascono da grandi sogni. Il desiderio di andare sulla Luna. La necessità di comunicare a distanza. La voglia di conservare la conoscenza dell’umanità. E poi ci sono invenzioni che nascono da una domanda molto più semplice, molto più quotidiana, molto più umana: “Ma il caffè sarà pronto?” Sembra una battuta, vero? E invece no. Una delle prime webcam della storia nacque proprio così: non per fare videochiamate, non per trasmettere lezioni online, non per controllare il traffico o sorvegliare un ingresso, ma per osservare una caffettiera. Sì, una caffettiera. Una tranquilla, apparentemente insignificante, macchina del caffè in un laboratorio universitario. Eppure quella caffettiera sarebbe diventata una piccola celebrità del Web nascente. Una stanza, molti ricercatori e troppo poco caffè Siamo nei primi anni ’90, all’Università di Cambridge, nel laboratorio di informatica. Un gruppo di ricercatori lavora in un’area chiamata Trojan Room. Lì si trova anche una macchin...