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Navigare con criterio: impostazioni del browser che quasi nessuno tocca

Per chi utilizza il web ogni giorno, il browser è diventato un’estensione naturale del pensiero.    È lo strumento attraverso cui lavoriamo, studiamo, comunichiamo, ci informiamo e prendiamo decisioni. Proprio per questa familiarità, tendiamo a darlo per scontato. Lo apriamo, digitiamo, scorriamo, chiudiamo. Eppure il browser non è un semplice contenitore neutro di pagine web: è un ambiente complesso, ricco di scelte implicite, impostazioni silenziose e comportamenti predefiniti che influenzano profondamente il modo in cui navighiamo e, di conseguenza, il modo in cui comprendiamo il mondo digitale. La maggior parte degli utenti, anche quelli esperti, dedica molta attenzione alle applicazioni, ai servizi online, agli strumenti di produttività. Molto meno spesso si ferma a interrogarsi sul browser stesso.  Viene percepito come un mezzo, non come un sistema.  Ma ogni browser prende decisioni al posto nostro: decide come gestire i cookie, come trattare i siti non sicuri,...
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Tecnologia veloce, pensiero lento

  Viviamo in un tempo in cui tutto accelera.  I dispositivi si aggiornano da soli, le applicazioni cambiano interfaccia mentre stiamo ancora cercando di capirle, le notifiche arrivano prima ancora che abbiamo formulato un pensiero completo. La tecnologia corre, scatta in avanti, si muove a una velocità che spesso non lascia spazio al respiro. Eppure, in questo panorama iperconnesso, il vero nodo non è quanto la tecnologia sia veloce, ma quanto il nostro pensiero riesca a starle dietro senza perdersi. La velocità tecnologica è diventata una promessa implicita: più rapido è il dispositivo, più efficiente saremo noi.  Ma questa equazione non è sempre vera.  Un computer che elabora milioni di operazioni al secondo non rende automaticamente più lucido chi lo utilizza.  Anzi, a volte accade il contrario .  Più gli strumenti diventano rapidi e immediati, più il pensiero rischia di farsi superficiale, reattivo, frammentato. Non perché siamo incapaci di pensare a fo...

Gli aggiornamenti non servono a complicarti la vita

Ogni volta che compare una notifica di aggiornamento, la reazione è spesso la stessa: fastidio, sospetto, rassegnazione. “Ancora un aggiornamento” , “Funzionava benissimo prima” , “ Ora chissà cosa cambierà” . In molti casi, l’istinto è rimandare, ignorare, cliccare su “più tardi” sperando che la richiesta sparisca da sola, come se fosse un disturbo passeggero. Questa reazione non nasce dal nulla. Gli aggiornamenti interrompono quello che stiamo facendo, chiedono tempo, attenzione, talvolta pazienza. A volte modificano abitudini consolidate, altre volte ci costringono a reimparare piccoli gesti automatici. Ed è proprio qui che nasce l’idea, tanto diffusa quanto errata, che gli aggiornamenti esistano per complicarci la vita. In realtà, nella maggior parte dei casi, accade esattamente il contrario. Gli aggiornamenti non sono pensati per creare disagio, ma per evitare problemi futuri che spesso non vediamo arrivare. Perché gli aggiornamenti ci danno fastidio Il fastidio nasce dal cambiame...

Internet non dimentica (ma neanche ricorda tutto)

 “Internet non dimentica.” Quante volte abbiamo sentito ripetere questa frase? Viene usata come avvertimento, come minaccia velata, come monito morale. Fai attenzione a cosa scrivi, a cosa condividi, a cosa carichi online: perché, ci dicono, resta per sempre. Questa affermazione ha avuto un enorme successo perché fa leva su una paura molto umana: l’idea di non poter più rimediare, di lasciare tracce indelebili, di essere giudicati per qualcosa fatto o detto in un altro momento della vita. Ma come spesso accade con le frasi diventate slogan, anche questa è solo mezza vera. Internet non dimentica… ma non ricorda nemmeno tutto . E soprattutto, non ricorda come ricordiamo noi: non seleziona, non interpreta, non dà peso emotivo o morale a ciò che conserva. Capire questa differenza è fondamentale per muoversi nel mondo digitale senza paure inutili, ma anche senza ingenuità. Da dove nasce l’idea che Internet non dimentichi All’inizio della rete, la promessa implicita era quasi l’opposto. ...

Quando qualcosa è gratis, il prodotto sei tu

"È gratis!" Quante volte questa parola ci rassicura, ci fa abbassare la guardia e ci convince che stiamo facendo un affare? Nel mondo digitale, il termine gratis ha un potere enorme: evoca comodità, accessibilità, assenza di rischi. Scarichiamo app, usiamo servizi online, creiamo account, navighiamo sui social senza spendere un euro, spesso con la sensazione di essere noi i beneficiari di una grande opportunità. Eppure, quasi mai ci fermiamo a chiederci: come fanno queste aziende a guadagnare? Come è possibile mantenere piattaforme enormi, server, sviluppatori, assistenza, aggiornamenti continui… senza chiedere nulla in cambio? La risposta è semplice, ma spesso scomoda: quando qualcosa è gratis, molto spesso il prodotto sei tu. Non nel senso letterale del termine, ma nel senso economico, statistico e comportamentale. Ed è proprio questo il meccanismo che nessuno ci ha mai spiegato davvero.  Il significato nascosto della parola "gratis" Nel mondo fisico siamo abituat...

Pixel Odyssey – Tron: Ares

Quando il digitale non vuole più essere solo osservato… ma attraversato. Tron: Ares non è semplicemente un nuovo capitolo di una saga cult: è una dichiarazione d’intenti. Dopo decenni in cui il mondo digitale è stato raccontato come un luogo separato, chiuso, confinato nei server e nei circuiti, questo film osa una domanda scomoda e potentissima: cosa succede quando il digitale decide di uscire? Per la rubrica Pixel Odyssey, che esplora il rapporto emotivo, filosofico e simbolico tra essere umano e tecnologia, Tron: Ares è un terreno ricchissimo. Senza spoiler: di cosa parla davvero Il film ruota attorno ad Ares, un programma evoluto, progettato per agire nel mondo reale. Non è una semplice IA esecutrice: è una presenza che osserva, apprende, interpreta. Il cuore della storia non è la lotta tra bene e male, ma il confine: tra umano e sintetico tra controllo e autonomia tra creatore e creatura Il mondo digitale di Tron non è più una metafora lontana: è un ecosistema che bussa alla port...

Il computer non “pensa”

Una delle frasi più ripetute quando si parla di tecnologia è: “Ormai i computer pensano al posto nostro.”   È una frase che sentiamo dire al bar, in ufficio, nei commenti sui social e perfino nelle aule di formazione.  È comprensibile, perché viviamo circondati da dispositivi che rispondono, suggeriscono, calcolano, correggono, anticipano i nostri bisogni e sembrano quasi "dialogare" con noi. Ma è anche una frase profondamente fuorviante. Questa convinzione nasce da un equivoco di fondo: scambiamo velocità , automazione e precisione per pensiero. In realtà, il computer non pensa. Non ha intenzioni, non ha coscienza, non ha comprensione del mondo che lo circonda. Fa solo ciò per cui è stato progettato, nel modo in cui è stato programmato. Ed è proprio questo il punto centrale che, per anni, nessuno ci ha mai spiegato davvero: la tecnologia non è una mente, è uno strumento.   Perché ci sembra che il computer pensi Il computer oggi svolge operazioni che, fino a pochi decenni...