Ci sono parole informatiche che sembrano fatte apposta per mettere distanza tra chi le usa e chi le ascolta. Metadati è una di queste. Sembra qualcosa da tecnico di laboratorio. In realtà i metadati sono molto più vicini alla nostra vita quotidiana di quanto immaginiamo. Ogni volta che scattiamo una fotografia, salviamo un documento, inviamo una mail, ascoltiamo una canzone o utilizziamo un file, insieme al contenuto principale possono esistere altre informazioni che lo descrivono. Quelle informazioni sono, appunto, metadati . La definizione più semplice è questa: i metadati sono dati che descrivono altri dati. Detta così sembra ancora un po’ astratta. Facciamo qualche esempio. Una fotografia non contiene soltanto una fotografia Scattiamo una foto con lo smartphone. Noi vediamo l’immagine. Magari un tramonto. Un cane. Un piatto di pasta. Ma il file della fotografia può contenere anche altre informazioni. Per esempio: la data dello scatto; l’ora; il modello del dispositivo;...
C’è una parola che ormai compare ovunque quando si parla di intelligenza artificiale: PROMPT. Sembra tecnica. Sembra nuova. Sembra una di quelle parole che, appena la senti, pensi: “Ecco, adesso devo imparare un altro linguaggio.” In realtà il concetto è molto più semplice. Un prompt è, in sostanza, ciò che chiediamo all’intelligenza artificiale . Può essere una domanda. Un’istruzione. Una richiesta. Un testo da migliorare. Un problema da risolvere. Una descrizione di ciò che vogliamo ottenere. In pratica, il prompt è il modo con cui diciamo all’IA: “Ecco cosa vorrei da te.” Ma allora basta fare una domanda? Sì. E no. Possiamo scrivere: “Spiegami cos’è il phishing.” Ed è già un prompt. L’intelligenza artificiale capirà che vogliamo una spiegazione. Ma possiamo anche scrivere: “Spiegami cos’è il phishing come se stessi parlando a una persona che usa lo smartphone ma conosce poco la sicurezza digitale. Usa parole semplici e fammi un esempio con un SMS falso....