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Questa settimana abbiamo aperto il barattolo dei COOKIE.

 


Questa settimana, nell’Almanacco digitale di ICT in Pillole, abbiamo aperto un barattolo particolare.

Niente gocce di cioccolato, niente forno acceso e soprattutto niente dieta da rovinare.

Dentro abbiamo trovato i cookie del Web.

Li incontriamo praticamente ogni giorno.

Apriamo un sito e compare subito una finestra:

“Accetta tutti i cookie.”

Oppure:

  • “Gestisci le preferenze.”
  • “Rifiuta i cookie non necessari.”
  • “Personalizza.”

E spesso la nostra reazione è molto semplice:

cliccare qualcosa pur di far sparire quel riquadro.

Comprensibile.

Siamo entrati in un sito per leggere una notizia, controllare un’informazione o cercare una ricetta, non per sostenere un esame di informatica.

Eppure capire cosa sono i cookie è molto meno complicato di quanto sembri.


Prima domanda: perché si chiamano proprio cookie?

Il nome è curioso.

“Cookie”, in inglese, significa biscotto.

Nel mondo informatico, però, non c’è nulla da mangiare.

Un cookie è semplicemente una piccola informazione che un sito può memorizzare nel nostro browser.

Possiamo immaginarlo come un piccolo bigliettino.

Sul bigliettino il sito potrebbe scrivere, per esempio:

  • “Questo utente ha scelto la lingua italiana.”

Oppure:

  • “Ha già effettuato l’accesso.”

Oppure ancora:

  • “Nel carrello aveva lasciato questi prodotti.”

Quando torniamo sul sito, quel piccolo promemoria può essere letto nuovamente.

E il sito riesce così a ricordarsi qualcosa di noi o della nostra visita precedente.


Quindi i cookie sono utili?

Certamente.

E questa è una cosa importante da chiarire perché, parlando di privacy, capita spesso che la parola “cookie” venga percepita automaticamente come qualcosa di negativo.

Non è così.

Molti cookie rendono semplicemente i siti più comodi da usare.

Pensiamo a un sito che ci permette di scegliere la lingua.

Se ogni volta che torniamo dovessimo selezionare nuovamente:

Italiano

dopo qualche giorno probabilmente inizieremmo a protestare.

Un cookie può ricordare quella scelta.

Lo stesso può accadere con alcune impostazioni, con il contenuto di un carrello oppure con una sessione di accesso.

In sostanza, alcuni cookie evitano che Internet soffra continuamente di amnesia.


Ma allora perché ci chiedono sempre il consenso?

Perché non tutti i cookie fanno la stessa cosa.

Ed è qui che il discorso diventa più interessante.

Alcuni sono necessari per il funzionamento del sito.

Altri servono per raccogliere statistiche.

Altri ancora possono essere utilizzati per attività pubblicitarie o per seguire, in determinate forme, il comportamento dell’utente durante la navigazione.

Ed è soprattutto questa parte che riguarda la privacy.

Un sito potrebbe voler capire, per esempio, quali pagine vengono visitate di più.

Oppure un sistema pubblicitario potrebbe utilizzare alcune informazioni per cercare di proporci annunci più vicini ai nostri interessi.

È uno dei motivi per cui capita di cercare informazioni su un prodotto e, poco dopo, iniziare a vederlo comparire in diversi punti del Web.

Non sempre dipende esclusivamente dai cookie, naturalmente, perché i sistemi di tracciamento possono essere più complessi.

Ma i cookie hanno avuto e continuano ad avere un ruolo importante in questo meccanismo.


Cookie tecnici e cookie di profilazione

Senza trasformare questo articolo in una lezione di diritto digitale, possiamo fare una distinzione molto semplice.

Ci sono cookie che servono principalmente a far funzionare il sito.

Possiamo considerarli cookie “di servizio”.

Poi ci sono cookie che possono servire a capire meglio il nostro comportamento, i nostri interessi o le nostre abitudini di navigazione.

Questi ultimi richiedono maggiore attenzione.

Ecco perché nei banner troviamo spesso categorie come:

  • necessari;

  • funzionali;

  • analitici;

  • pubblicitari;

  • personalizzazione.

Le parole possono cambiare da un sito all’altro, ma l’idea generale rimane la stessa.


E quel gigantesco pulsante “ACCETTA TUTTO”?

  • Eccolo.
  • Grande.
  • Colorato.
  • Comodissimo.

Poi, da qualche parte, magari in piccolo:

“Gestisci preferenze.”

E dentro di noi comincia la trattativa.

“Devo davvero leggere tutto?”

La buona notizia è che non dobbiamo necessariamente analizzare ogni singolo cookie come investigatori digitali.

Ma possiamo imparare una piccola abitudine:

non considerare automaticamente “Accetta tutto” come l’unica possibilità.

Se il sito ci permette di rifiutare i cookie non necessari o di personalizzare facilmente le preferenze, possiamo scegliere ciò che ci sembra più adatto.

È un gesto piccolo.

Ma significa essere un po’ più consapevoli di ciò che accade mentre navighiamo.


Se rifiuto i cookie, il sito non funziona più?

Dipende dal tipo di cookie.

Se parliamo di quelli strettamente necessari, alcuni servizi potrebbero effettivamente averne bisogno per funzionare correttamente.

Rifiutare invece cookie pubblicitari o di profilazione, quando il sito lo permette, generalmente non significa rendere Internet inutilizzabile.

Potremmo semplicemente rinunciare ad alcune personalizzazioni.

La questione quindi non è:

cookie sì oppure cookie no.

La questione più corretta è:

quali cookie e per quale funzione?


E se cancello tutti i cookie?

Possiamo farlo dalle impostazioni del browser.

Non succede nulla di drammatico.

Il computer non esplode. Internet non smette di funzionare. 

Ma potremmo notare qualche conseguenza. Alcuni siti potrebbero dimenticare le nostre preferenze.

Potremmo dover effettuare nuovamente l’accesso. Un negozio online potrebbe non ricordare più alcune informazioni conservate in precedenza.

In pratica abbiamo tolto al browser una serie di piccoli promemoria.

Il Web continuerà a funzionare. Sarà soltanto un po’ più smemorato.


Cookie e password: attenzione a non confonderli

Un'altra confusione piuttosto comune riguarda le password.

Quando cancelliamo i cookie e un sito ci chiede nuovamente di effettuare l’accesso, qualcuno pensa:

“Ho cancellato la password!”

Non necessariamente.

La password può essere salvata separatamente dal browser o in un gestore di password. Il cookie può invece aver memorizzato il fatto che eravamo già autenticati.

Eliminandolo, il sito non ci riconosce più come utenti già connessi. Per questo ci presenta nuovamente la schermata di accesso.

Sono due cose differenti.


E i cookie non sono nemmeno la cache

Questa settimana vale la pena ribadirlo.

Cookie e cache vengono spesso nominati insieme nelle impostazioni del browser, ma svolgono funzioni diverse.

  • La cache conserva copie temporanee di alcuni elementi dei siti per velocizzare il caricamento.
  • I cookie conservano invece piccole informazioni legate alla nostra visita, alle preferenze o alla sessione.

E poi c’è la cronologia, che registra le pagine visitate.

Tre vicini di casa.

Non tre gemelli.


Facciamo l’esempio del bar

Immaginiamo di entrare ogni mattina nello stesso bar.

Il barista ci riconosce. Sa che prendiamo il caffè senza zucchero. Ricorda che ci piace sederci vicino alla finestra. Quel piccolo ricordo assomiglia a un cookie.

Il fatto che il barista abbia già preparato tazzina e cucchiaino per fare prima assomiglia un po’ alla cache.

Il quaderno in cui annotiamo tutti i bar visitati durante il mese assomiglia invece alla cronologia.

Ecco perché cancellare una cosa non significa automaticamente cancellare anche le altre.


Il vero problema non sono i cookie

Il vero problema è fare clic senza sapere minimamente cosa stiamo scegliendo.

Ed è comprensibile. I banner sono diventati così frequenti che ormai li vediamo quasi come un ostacolo tra noi e il contenuto che vogliamo raggiungere.

Ma possiamo trasformare quella piccola seccatura in una buona abitudine digitale.

Prima del clic, basta dedicarci qualche secondo. 

  • C’è un pulsante per rifiutare quelli non necessari?
  • Possiamo personalizzare le preferenze?
  • Il sito ci sta chiedendo qualcosa che comprendiamo?

Non dobbiamo diventare esperti.

Dobbiamo soltanto evitare di navigare completamente in automatico.


La pillola della settimana

Se dobbiamo ricordare una sola cosa, ricordiamo questa:

un cookie è un piccolo dato che un sito può utilizzare per ricordare qualcosa della nostra visita.

A volte è utile. A volte serve al funzionamento del sito. A volte riguarda analisi, pubblicità o personalizzazione.

Per questo non dobbiamo averne paura.

Ma neppure accettarli sempre con il riflesso automatico del dito.

💊 ICT in Pillole

Questa settimana abbiamo aperto il barattolo dei cookie.

E abbiamo scoperto che il problema non è mangiarli tutti.

È accettarli tutti senza nemmeno sapere cosa c’è nel barattolo. 😼


Questo contenuto nasce dall’incontro tra creatività umana e Intelligenza Artificiale. L’IA può averci affiancato nella realizzazione di testi e immagini; idee, scelte, verifiche e revisione finale restano affidate alla responsabilità editoriale umana. 

Perché, nella famiglia di ICT in Pillole, la tecnologia collabora con noi: non pensa al posto nostro. 😼

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