Lei probabilmente ha paura di te. La domanda è quasi sempre la stessa, cambia solo il tono: «Ma non hai paura dell’intelligenza artificiale?» Paura che rubi il lavoro. Paura che controlli le persone. Paura che decida al posto nostro. Paura che, prima o poi, ci sostituisca. È una paura comprensibile. Ma è anche, in gran parte, mal posta. Perché se osserviamo l’intelligenza artificiale per quello che è davvero — e non per come viene raccontata — emerge un paradosso scomodo: non è l’IA ad avere potere sull’uomo. È l’uomo ad avere un enorme potere sull’IA. E forse, se potesse provare qualcosa di simile alla paura, sarebbe proprio quella. L’IA non “vuole” nulla Il primo equivoco nasce dal linguaggio che usiamo. Diciamo che l’IA decide, pensa, impara, sceglie. Parole umane applicate a sistemi matematici. Ma l’IA non ha volontà, intenzioni, desideri. Non ha istinto di sopravvivenza. Non ha obiettivi propri. Fa una cosa sola, molto bene: segue regole e modelli che noi abbiamo creato. Se ...